INTIME MISURE PER SENTIRSI A CASA
Marta Papini
Che cos’è casa?
Kanako Noda si confronta periodicamente con la condizione di straniera in ogni luogo e col bisogno di sentirsi a casa ovunque. La sua ricerca artistica riflette questa condizione, in un continuo tentativo di dare risposta a questa domanda: quando, come e perché ci sentiamo a casa?
Il suo lavoro si muove tra due poli opposti, l’intimità e l’esterno, la certezza e l’incertezza, il conosciuto e lo straniero. L’artista ha viaggiato dal Giappone all’Italia e dall’Italia al Canada, adattandosi di volta in volta a nuove usanze e costumi, e traendo spunti per modificare la propria ricerca da un lato, dall’altro confermando una poetica omogenea, prodotta da una continua tensione verso il cambiamento e la trasformazione.
Intimità e estraneità sono dunque i due mondi che si confrontano nella opere di Kanako Noda, conciliati attraverso un paziente lavoro manuale: una conoscenza del mondo che passa da ripetizione e misura dei gesti, in un tentativo di mettere radici che si diventa in una sfida.
Il materiale prediletto è la carta di riso, proprio per le sue qualità di apparente insicurezza da un lato e di grande flessibilità e resistenza dall’altro.
L’artista affronta senza incertezze lo spazio vuoto e la parete bianca, con opere immense o minutissime, calibrate secondo un’estetica assolutamente distintiva.
“Casa Quattro e mezzo” occupa tutto l’ambiente principale della galleria e ne modifica in maniera decisiva lo spazio con la sua apparente imponenza. Un’imponenza che si trasforma in fragilità estrema quando vi si gira attorno e ci si addentra tra le sottilissime pareti, percependone così la leggerezza e la trasparenza. È uno spazio sacro e intimo, lo spazio del silenzio, dell’introspezione.
Lo stesso silenzio e la stessa introspezione presenti in “Joy of Housewifing”, una serie di piccole tavole di legno con cui l’artista rielabora contenuti e tecniche antiche, la natura morta e il gesso lisciato sulla tavola di legno. Con questa serie Kanako Noda compie un percorso a ritroso nel tempo, riscoprendo i colori le tecniche del nostro Rinascimento, ma reinterpretandone la cifra stilistica attraverso il suo personalissimo sguardo. Ogni oggetto è il solo protagonista della tavola, isolato nel campo bianco, quasi astratto dal contesto, se non fosse per una linea che attraversa il bianco, accennando appena a una prospettiva.
L’altra serie di tavole, “Small walls”, si confronta idealmente con il wall drawing sulla parete opposta. In questo caso la relazione tra grande e minuto è esplicitata: le tavole in legno infatti sono trattate come muri, su cui l’artista progetta miniature di wall drawing, con le stesse tecniche che sono poi applicate su grande scala nella parete antistante le scale. “Rettilineo” è un grande wall drawing realizzato in situ dall’artista con piccolissimi ritagli di carta colorata con una tavolozza che ricorda alcuni affreschi del primo quattrocento fiorentino. Il titolo dell’opera potrebbe sembrare in contrasto con le forme del disegno, ma pur ricordando più un gomitolo di fili inestricabile che un ordinato rettilineo, il disegno è in realtà composto da brevi linee rette spezzate.
L’artista si muove quindi come mediatrice tra poli opposti: leggerezza e imponenza, miniatura e grande scala, colore o sua assenza. Una mediazione resa possibile anche dall’uso di un unico materiale, la carta di riso, declinato e plasmato di volta in volta come architettura o disegno, nello spazio o sulla parete, dalla sensibilità e dal lavoro manuale di Kanako Noda. Una capacità di adattamento, del materiale e dell’artista, che (forse) rende possibile sentirsi “a casa” in ogni luogo.
2011

